Cenerantola

C'era una volta...

una fanciulla e, sotto lo stesso tetto, una matrigna crudele con le sue due figlie (ma di pił con lei).
Le tre scorze facevano patire alla giovine la fame, per rivalsa: erano infatti brutte come la fame.
Mentre queste cenavano, la fanciulla emetteva rantoli strappalacrime... decisero di chiamarla "Cenarantola".
Dopo cena, puntualmente, la matrigna chiudeva a chiave la dispensa e ingoiava la chiave.
I giorni passavano, e cosģ i mesi e gli anni (e gli aerei e i calciatori). Cenarantola si faceva sempre pił smilza e smunta.
Le megere si facevano sempre pił grasse (in particolare la matrigna, a forza di ingoiare chiavi).
Il gestore del negozio di chiavi si faceva la casa al mare.
Un giorno (non chiedetemi di specificare quale), alle ore 10-54, venne trasmesso a reti unificate l' invito al Gran Ballo nel Gran Castello.
Le tre croste, di gran carriera, corsero dal parrucchiere a farsi belle (non sono ancora tornate).

Ora dovete sapere che Cenarantola conosceva una fatina buona che di tanto in tanto le passava un tozzo di pane secco (e per le feste qualche ghianda e un bicchiere di acqua piovana).
Beh, la fatina chiamó col cellulare suo fratello Tito, per farne un vestito.Le serviva un cocco, per farne un cocchio, ma in casa c'era solo un mango... e per un tango non c' era tempo.
Non c' erano nemmeno delle accette, per farci le scarpette: le sorellastre tagliavano la legna con i denti. Cenarantola sarebbe stata costretta ad andare a piedi fino al castello (in pratica attraversare la strada).
-Ricordati di tornare prima di mezzanotte- disse la fatina alla sua pupilla (cioč guardandola negli occhi).
Il ballo era bello. Ma Cenarantola non aveva un orologio con sč (nonostante fosse minuta): lo scoccare della mezzanotte la colse impreparata...
Il principe cercó di raggiungerla, ma inciampó in Tito: Cenarantola se lo era scrollato di dosso perchč stava approfittando troppo della situazione...
La mattina seguente cominció a cercare di casa in casa la fanciulla il cui piede passasse attraverso il collo di una bottiglia di vetraccio (aveva estremo bisogno, al castello, di un filo per stendere la biancheria).
Nel frattempo Cenarantola, usando il suo corpo filiforme a mo' di forcina, era riuscita ad aprire il lucchetto dellla dispensa. Spazzoló tutto. E gią che c' era si mangió la porta.
Il principe entró cosģ senza bussare. Quando se lo vide per la casa, Cenarantola andó in bestia. Tra una legnata e l' altra il principe riuscģ a convincerla che non era un marocchino.
Fu particolarmente difficile (si trovavano in Marocco).
Il piede non passava... il principe non la riconobbe...
Ma se la sposó lo stesso, perchč era un gran bel pezzo di figliola.

...E vissero felici e contenti!

Un GRAZIE a ZERO KOOL che mi ha inviato la favoletta!!!


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