Lavandare, di Giovanni Pascoli |
Molti non riescono a capire poesie, anche molto semplici, come lavandare di Giovanni Pascoli, niente di più facile, basta un pò di pazienza. Altri non sanno, invece, che il Pascoli era arrapato come un furetto e io ve ne dò la conferma spiegandovi una sua poesia. |
ORIGINALE |
SPIEGAZIONE |
RISULTATO |
| Nel campo mezzo grigio e mezzo nero resta un aratro senza buoi, che pare dimenticato, tra il vapor leggiero. |
Il campo mezzo grigio e mezzo nero simboleggia una vagina di mezza età (brizzolata), l'aratro simboleggia un pene moscio. | In mezzo alla tua figa brizzolata c'è un pene moscio, che giacie tra il sudore. |
| E cadenzato dalla gora viene lo sciabordare delle lavandare con tonfi spessi e lunghe cantilene. |
E' presente il racconto di un orgasmo. | Nel canale vaginale (gora) VIENE lo sbattere del pene immerso nel liquido seminale (lavandare), con tonfi spessi e lunghe cantilene, del tipo ah, ah, si si si siiiiiiii! |
| Il vento soffia e nevica la frasca, e tu non torni ancora al tuo paese! Quando partisti, come son rimasta! Come l'aratro in mezzo alla maggiese. |
Il vento simboleggia la violenza dell'atto sessuale e la frasca il pene in erezione, mentre il paese stà a significare il punto di non ritorno, la maggese è la vagina vergine. | La violenza dell'atto sessuale è notevole ed è quasi al termine: il pene (la frasca), eiacula (nevica) e tu sei arrivato ad un punto di non ritorno, quando hai iniziato io sono rimasta (a 90 gradi) come l'aratro in mezzo alla maggese, come il cazzo in mezzo ad una figa vergine. |
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